Canederli

La leggenda dei canederli (knoedel) ci riporta a tempi lontani, addirittura a quelli dei Lanzichenecchi. Si racconta che alcuni soldati mercenari entrarono affamati in una locanda del Sud-Tirolo, comandando all’oste di preparare subito qualcosa da mangiare, ma per essere più incisivi, presero in ostaggio la moglie e le figlie.

Le malcapitate si adoperarono immediatamente con quello che avevano a disposizione: pane raffermo, carne secca, cipolle, uova, latte e farina. Impastarono delle pallotte che poi lessarono nell’acqua bollente. Evidentemente la fame dei soldati fu ampiamente soddisfatta perchè il comandante sentenziò: “Queste palle di cannone stenderebbero anche l’uomo più arrabbiato”. E così alle furbe contadine fu risparmiata la vita.

Questa è la leggenda che si racconta in Sud-Tirolo, ma certamente questo piatto povero di gnocchi di pane si è diffuso anche dell’Alto Veneto, Friuli, Venezia Giulia, Baviera e Polonia, con lo scopo fondamentale di riciclare gli avanzi.

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Ingredienti:

  • 300g pane bianco raffermo senza crosta tagliato a dadini
  • 150g speck affettato
  • una cipolla
  • 200g formaggio d’alpeggio o montasio
  • 3 uova
  • latte q.b.
  • 3 cucchiai farina
  • un mazzetto di erba cipollina
  • brodo di carne mista

Preparazione:

Tagliare il pane a dadini e ricoprirlo con un bicchiere di latte tiepido.

Tritare la cipolla grossolanamente e rosolarla in olio e.v.o., tagliare a dadini lo speck e il formaggio, tritare l’erba cipollina.

Nella ciotola del pane, che deve aver assorbito tutto il latte, mettere tutti gli ingredienti tagliati, le uova e la farina. Condire con sale e pepe e amalgamare bene il tutto prima con una forchetta e poi con le mani, da sotto a sopra.  L’impasto deve rimanere consistente, se risulta troppo morbido aggiungere farina.

Fare riposare il preparato e infine formare i canederli che vanno buttati nel brodo bollente e fatti cuocere per una decina di minuti, facendo attenzione che il brodo non bolla troppo forte altrimenti si sfaldano.

I canederli si servono come minestra tuffandoli nel brodo bollente oppure asciutti con burro e salvia e una bella manciata di parmigiano grattugiato, o su un’insalata di cavolo capuccio, ma anche come contorno di carni stufate.

 

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